Harry Potter e tutti i nomi ad esso collegati sono marchi registrati di proprieta' della Warner Bros e di J.K.Rowling. Questa e' un'opera amatoriale senza fine di lucro.

STORIE DI FANTASMI

Come ogni scuola di magia che si rispetti, anche Bubblewoods ha i suoi fantasmi. Alcuni vissuti e morti tra le sue mura, altri arrivati da fuori, dopo lunghe e strane peripezie!

Sono arrivati seguendo magari qualcuno degli insegnanti, per diventare poi i fantasmi residenti di Bubblewoods...

I Fantasmi di Bubblewoods

Dal diario della Direttrice Maga Gabe:

MACINTOSH

Lasciate che vi racconti di un viaggio tra i Babbani... il viaggio più importante della vita di Maga Gabe, poco prima di scoprire di essere una Maga e quando ho incontrato il fantasma Macintosh!

Il treno partì in perfetto orario e lasciai dunque Glasgow, con negli occhi ancora il meraviglioso colore del tramonto visto il giorno prima al porto e il viso pigiato sul vetro del finestrino.
"Did you like it?"
La voce mi giunse all'improvviso nelle orecchie e per un istante ebbi come la sensazione di averla sentita dentro il mio cervello. Mi voltai.
Uno scozzese era sulla porta. Indicò i posti vuoti dello scompartimento e mi chiese se poteva sedersi. Annuii leggermente.
Avrà avuto una trentina d'anni ed era vestito con il kilt, lo sciarpone, i calzettoni e le scarpette di vernice, il cappellino... Un tipico scozzese come se ne vedono soltanto nelle illustrazioni dei libri per bambini e durante i giochi estivi delle Highlands.
"My name's Macintosh!" disse lo scozzese tenendo una mano verso di me.
Io sorrisi ancora, strinsi la mano e gli dissi il mio nome. Lui capì subito che non ero inglese e volle sapere tutto: da dove venivo, quanto tempo ero stata in Scozia, se mi era piaciuta, se avevo intenzione di tornarci... Mi faceva domande su domande e mi parlò della sua famiglia.

Non era originario di Glasgow, anzi, per la verità era li per caso. I suoi antenati avevano posseduto un castello, nell'alta Scozia, nelle gelide lande che d'inverno si coprono di neve... Fu molto poetico nel descrivere i posti dove viveva, e io per un attimo dimenticai il paesaggio fuori dal finestrino...
Stavo per domandargli perché stava scendendo verso sud, ma in quel momento entrò un ragazzo. Vedendo i posti vuoti mi chiese se poteva sedersi. Lo chiese solo a me o io, un po' stupita, annuii. Tornai a guardare Macintosh aspettando il seguito della sua descrizione... ma lui non parlò. Mi sorrise e guardò fuori dal finestrino. Il mio sguardo seguì il suo, improvvisamente attratto da un verde brillante interrotto qua e la da campi dorati, da casupole senza tempo, da strisce d'asfalto brillante, da querce isolate...
Il treno si fermò per un'altra tappa e un altro ragazzo chiese se poteva sedersi nello scompartimento. I miei compagni di viaggio risposero di sì e io... io credo di aver mostrato la mia migliore interpretazione della sorpresa: dove diavolo poteva sedersi se tutti i posti erano occupati?! Ma, come se niente fosse, il ragazzo si diresse verso il posto di Macintosh e tranquillo si sedette. Sicuramente mi
avrà preso per matta, perché restai a fissarlo per una decina di minuti... Ma certo aver visto il mio amico scozzese sparire lentamente come soffiato via da un vento invisibile lasciando il posto vuoto, non era cosa facile da accettare!

Il treno era ripartito dalla stazioncina e aveva preso a correre, probabilmente non avrebbe fatto altre tappe nell'ora successiva...
Tentai di osservare il paesaggio, di pensare ai prati verdissimi, a quelle meravigliose colline, ai villaggi... Ma davanti ai miei occhi vedevo e rivedevo la scena della scomparsa di Macintosh, come in una moviola. E lentamente ricordai i particolari: uno strano sorriso, un gesto di saluto della mano! Man mano che passavano i minuti un dubbio atroce cresceva dentro la mia mente offuscata: era stato tutto un sogno.
Avevo parlato da sola credendo ad una visione creata dalla mia immaginazione?

Mi chiusi in toilette prima dell'ultima tappa per rinfrescarmi e tolsi l'elastico che mi fermava i capelli un po' troppo lunghi per i miei gusti.
Cominciai a spazzolarli per far cadere la polvere e d'improvviso sentii la sua voce.
"You're very nice this way!"
Era davanti alla porta, e sorrideva... Come diavolo era entrato?! Dunque era davvero la mia immaginazione...?! Tirai un respiro e lo ignorai.
Ma non vedevo l'immagine riflessa nello specchio... eppure era li... Mi voltai di nuovo per esserne sicura: stava sorridendo.
"I'm a ghost!
... fantasma! Restai a bocca aperta, senza poter dire niente, con la spazzola in mano, tentando di reggermi in piedi, mentre il treno correva.
Lui piegò leggermente la testa. Mi assicurò che era davvero un fantasma lo avevano buttato fuori da un castello... E lui aveva pensato di aggregarsi a me, per un motivo che non mi volle rivelare! Mi avrebbe aiutato, diceva, e in quel momento non capivo il perché! Me ne stavo a fissarlo affascinata e sorpresa di non provare neppure un briciolo di paura!

Non so cosa é successo nei minuti successivi, nelle ore, nei giorni!
Non ha importanza! L'importante è che, da quel giorno, Macintosh sta con me, non mi lascia mai! La gente molte volte mi prende per matta, quando mi vede per strada parlare al vento. Non sanno che quel vento è Macintosh! Il mio fantasma personale incontrato su un treno, che da quel momento sussurra nella mia mente le visioni di mondi lontani, di storie fantastiche che poi io metto su carta!

Macintosh è colui che mi viene a trovare nei sogni o nei momenti di tranquillità. Macintosh ama i gatti che possono vederlo e giocare con lui.
Macintosh ha accettato di buon grado di venire con me in questo maniero chiamato Bubblewoods, che a lui ricorda molto il suo vecchio castello dal quale era stato esiliato!


Dal diario della Direttrice Maga Nevelyn "Turbolenza" Sens:

TOM TINI

Tom Tini era un atleta molto bravo di appena 10 anni e grazie alla giovane età veniva considerato un futuro atleta professionista. Le capacità erano notevoli e con un po' di tempo e allenamento avrebbe fatto faville!
Ma durante un allenamento, cadendo in una maniera a dir poco incredibile (si fracellò a terra picchiando la spalla, mentre le gambe erano ancora per aria... ritrovandosi in pratica sottosopra), si fratturò la testa dell'omero...
Un mese di gesso, quando appena due giorni dopo si sarebbero svolti i campionati regionali!!! All'ospedale si mise a piangere non per il dolore ma per la terribile sfortuna!
E la sfortuna non gli dette tregua... Pochi giorni dopo si ammalò e un po' per colpa della debilitazione dovuta ad un'improvvisa febbre altissima, un po' per chissà quale influsso malvagio si addormentò per sempre nel suo lettino... Ma era così affezionato ai suoi pattini, che con essi cominciò a girare il mondo aiutando tutti quei giovani atleti che erano in difficoltà.

Nel suo continuo girovagare incontrò me, proprio quando mi fu data l'abilitazione all'insegnamento...
Mi avvicinò perchè vide attaccato al mio collo un piccolo pattinino d'argento e capì la mia passione per quello sport e mi racconto' la sua storia.
Mi colpi' talmente questo nostro incontro che decisi di portarlo con me a Bubblewoods facendolo diventare il Fantasma di Tassorosso...
E' un fantasma molto buono e gentile, anche se essendo un bambino a volte è anche dispettoso e birbante.
Vogliategli bene e lui vi sarà sempre vicino!


Dal diario della Direttrice Maga Emma Panther:

DIEGO FANLO Y CORTES

"TUM TUM TUM"
"Basta, voglio dormire, smettila" Urlò Margaret in piena notte, mentre si alzava dal letto e indossava la sua vestaglia.
"Ma che succede?" Chiese Donatella con voce assonnata da sotto le coperte.
"E' un fantasma, è tutta la notte che sta qui... Non hai mai sentito urla, tonfi, risolini da quando sei qui?" Spiegò Alessia.
"No, assolutamente, quando dormo neanche le urla di una banshee potrebbero svegliarmi, beh insomma niente a parte l'urlo di Meg, a quanto sembra - rispose l'ultima arrivata uscendo dal letto - Magari ha solo freddo e vuole entrare..." concluse.
"Doni, è un fantasma: se avesse voluto entrare, non avrebbe bisogno di porte o finestre aperte, no?" la schernì Margaret.
"Già, è vero - arrossì debolmente Donatella - comunque non sarebbe il caso di avvertire il capocasa? Magari lui potrebbe farlo stare buono..."
"Ci abbiamo pensato ma il professor Ertus è praticamente irreperibile, è sempre così impegnato col Ministero" risposero in coro Alessia e Margaret.
"Sì, ok, ma non è mica l'unico prof di Grifondoro... C'è la prof di divinazione, no?" ribadì Donatella.
"Non fa altro che criticarci quella, perchè non portiamo punti alla casa... neanche spettasse a lei il compito di bacchettarci..." disse sconsolata Alessia.
"Ma non è vero - la contraddì Margaret - a me ha fatto i complimenti per i punti che ho portato... Penso sarebbe una buona idea rivolgerci a lei".
Detto ciò anche Alessia e Donatella indossarono le loro vestaglie e uscirono in piena notte dalla sala comune.
"Ci toglieranno punti, se ci beccano... " bisbigliò Alessia alle altre.
"Siamo uscite per un motivo valido, non ci toglieranno punti, vedrai... "
TOC TOC!
"Ragazze, è tardi, dovreste essere nei vostri letti - le ammonì la professoressa da dietro la porta chiusa - Avete un problema con un fantasma? - Chiese loro aprendo la porta - Perchè non me ne avete parlato prima? Scusate per come mi presento, ma non mi stavo dedicando ad arti divinatorie, stavo dormendo, e non sapevo che sareste arrivate" Disse Emma riferendosi ai capelli sciolti che scendevano fino al sedere e alla sua vestaglia in seta avorio.
"C'è questo fantasma che da tutta la notte starnazza e dà colpi alle finestre del nostro dormitorio, all'inizio pensavamo fosse Crash, il diavolo della Tazmania di Meg, ma lui era tranquillo che dormiva.
Poi abbiamo scoperto che era un fantasma... ma non se ne va. NOI VOGLIAMO DORMIRE!" Spiegò Alessia.
"Magari è meglio che venga a dare un'occhiata, che ne dite?" Disse la prof alle ragazze accompagnandole fuori dalla sua stanza fino alla sala comune di Grifondoro. Lì trovarono in piedi anche Biofluss e Argus.
"Il nostro amico è venuto da noi dopo che voi ragazze ve ne siete andate. Finalmente vi siete decise ad avvisare qualcuno" esordì Biofluss.
"Se ci tenevi tanto potevi farlo tu, no?" lo pizzicò Donatella.
"Non dovete assolutamente litigare tra voi, per piacere... Vediamo piuttosto di capire che cosa vuole il fantasma".
Salirono assieme le scale che portavano al dormitorio ed entrarono in quello maschile. Dietro le finestre un alto e magro fanatsma,m illuminato dalla luce lunare, stava ballando il flamenco.
"Fermati" gli ordinò Strega Emma, puntandogli la bacchetta, ma visto che questo continuava, gli lanciò l'incantesimo raggelante, che lo rese momentaneamente solido, e dopo aver aperto la finestra lo trascinò all'interno del dormitorio.
"Saresti così gentile di spiegarci che cosa desideri? Perchè disturbi i sonni di questi ragazzi?" chiese la prof non appena ebbe chiuso la finestra e ridato "vita" allo spiritello.
"Lo siento, pero no entiendo lo que dices" fece con un tono caldo e suadente, in spagnolo.
"Ci mancava solo che non parlasse la nostra lingua... Va beh, vediamo di rispolverare quello che ho studiato alle scuole babbane" disse la prof rivolgendosi ai suoi studenti e poi rivolgendosi al fantasma.
"Yo me llamo Emma Panther y ensegno en esta escuela, soy una bruja, como mi compañeros. ¿Y tu, que haces aquí?"
"Soy Diego Fanlo y Cortés, y me gustaría estudiar aquí. En España no se enseña danzas magicas y así el director de mi escuela en Barcelona me ha dicho que en Bubblewoods habría encontrado lo que buscavo. Tengo una carta suya, creo que él ha hablado con su director... Fue un Grifindor en España, tenìa que hablar col jefe de la casa, pero no se donde estás".
"Mi scusi prof - li interruppe Argus - ma potrebbe dirci che cosa vuole questo?"
"Questo, Argus, è un nuovo studente, e frequenterà i corsi assieme a voi di Grifondoro.E' stato mandato qui dal Preside di una scuola di Magia spagnola, prima però deve addattarsi a noi...
"Col tuo permesso, - disse rivolgendosi al nuovo arrivato - IDIOMA ITALICUS! D'ora in poi credo che comunicheremo più facilmente..."
Concluse rivolgendosi al fantasma che si accorse di parlare perfettamente Italiano.
Subito dopo che Strega Emma gli ebbe spiegato come funzionavano le cose a Bubblewoods, e con la promessa che l'indomani lo avrebbe accompagnato dal Preside, Diego si sistemò su una poltrona del dormitorio, mentre gli studenti, troppo stanchi per rimanere a chiacchierare se ne andarono a letto.
"Finalmente abbiamo anche noi un Fantasma" commentò Alessia.
"Ed è pure moooolto carino" le fece eco Donatella, sorridendo.
"Anche se non capisco che bisogno c'era di far tanto chiasso... domani glielo chiedo" concluse Margaret.

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